DSA…Dove Stiamo Andando!

 

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Ho letto qualche giorno fa un post su facebook di un’amica virtuale, Raffaella di Salvatore*. Mi sono ritrovata nelle sue parole. Lei scrive iniziando così: “Bambini disgrafici, dislessici, discalculici? Troppe diagnosi affrettate. Troppe certificazioni Dsa (di disturbi specifici dell’apprendimento). Molto più spesso invece si tratta di bambini con difficoltà di apprendimento che possono migliorare, e di molto, semplicemente cambiando metodo di insegnamento.

Invece è più “comodo” ottenere una diagnosi.

C’è invece bisogno di capire quando si tratta di disturbo vero e proprio e quando di difficoltà: i genitori vanno aiutati a non confondere sintomi simili e cause, conseguenze e bisogni diversi. Bisogna riconoscere la patologia ma non patologizzare ciò che è educabile, e non si possono subire condizionamenti perché si rischia più di quanto si aiuti.

Stiamo sostituendo la psichiatria all’educazione.”

(…)

Si parla tanto di dislessia nel passato di Einstein ma, se avesse avuto una certificazione di questo tipo, sarebbe diventato lo stesso il genio che conosciamo?” (Blu Talini)

Questo mi ha ricordato che anni fa , quando iniziavamo con l’Aps Con_tatto a proporre e realizzare lo screening per i DSA, avevo cominciato a chiarire il mio punto di vista riguardo il complesso processo della diagnosi.

Riparto da qui, dall’esigenza di ribadire che l’intento in un percorso diagnostico è descrivere un processo, non tanto dare un nome agli effetti. L’etichetta non vale a molto, se non aggiungo ad essa le specificità di ogni situazione, di ogni bambino, se non considero il percorso evolutivo (emotivo, relazionale, didattico) per spiegare. Non serve ai bambini, non serve ai genitori e nemmeno ai docenti.

E alle diagnosi è sempre bene allegare una descrizione dei punti di maggiore fragilità, ma anche delle risorse individuali. Una WISC (un test cognitivo composito molto usato per l’età evolutiva) ben fatta e studiata, insieme ai test di profitto, permette una descrizione di tante abilità dei ragazzi e può illuminare rispetto a cosa può funzionare con lo specifico bambino. Ciò perché sapere in cosa un bambino può riuscire permette di identificare delle leve per attivare meccanismi più carenti, ma anche facilita il sostegno della motivazione all’apprendimento che spesso è la chiave del successo scolastico.

Voglio invitare i docenti a chiedere sempre delle spiegazioni quando vedono arrivare una diagnosi, ad interpellare il clinico che l’ha fatta e chi si occupa del percorso riabilitativo, a chiedere anche come integrare tutto ciò con la didattica, a non fare tutto da soli. Sì, io credo che molti insegnanti facciano veramente tantissimo, che cerchino in ogni modo di essere di aiuto ai loro studenti. Come non disperdere le energie? Apprezzo veramente tanto gli incontri con gli insegnanti e i genitori di bambini che seguo: darsi il permesso di cogliere quanto gli altri osservano in contesti diversi dal nostro è proprio una grande risorsa. Ognuno può in queste occasioni dare e ricevere e il bambino sarà visto nel suo insieme e non solo per la sua diagnosi o per le sue difficoltà. Apprezzo anche molto quei docenti che non si lasciano sfuggire occasioni per condividere le loro scelte didattiche, la redazione di obiettivi e piani personalizzati.

Da questa capacità di confronto e integrazione sono certa discenda il benessere di ogni bambino che sarà Margherita, Mario, Piero o Filomena e non solo la bambina disgrafica, il dislessico etc. Quel bambino potrà vedersi riconosciute le proprie competenze e risorse quanto più ogni persona che incontrerà non si lascerà ingabbiare in una definizione statica, ma lo vedrà nella sua meravigliosa complessità.

*Raffaella è una” tatuatora di parole”, una donna impegnata da anni a leggere per i bambini perché, come dice lei, “abbiamo bisogno di storie, perché in esse mi riconosco e sono riconosciuto”. Ha fondato un’Associazione di Promozione alla cultura che si chiama “SottoSopra” e che mi auguro possa diventare una possibilità per tutti quelli che credono nel valore della lettura e delle storie.

Dott.ssa Emanuela Lopez

 

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