Bullismo e Cyberbullismo: un nodo stretto contro la violenza

Un nodo blu: è il simbolo della lotta delle scuole italiane contro il bullismo. Il 7 febbraio si celebra la “Giornata Nazionale contro il bullismo a scuola”, giunta alla quarta edizione, in coincidenza con la Giornata Europea della Sicurezza in Rete indetta dalla Commissione Europea (Safer Internet Day). Si tratta di un’iniziativa di particolare rilevanza educativa e sociale, tenuto conto della rapida crescita del fenomeno nel nostro paese e non solo: come dimostrano alcune esperienze europee (Olweus, 1993; Salmivalli e Poskiparta, 2012), la scuola deve porsi in una posizione chiara e netta nei confronti di questo fenomeno, che non va in alcun modo tollerato, ed ha la responsabilità di predisporre preventivamente gli strumenti atti a contrastarlo efficacemente. 

LOGO NODO BLU

Partiamo dal definire ciò di cui parliamo. Secondo il MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il bullismo è un fenomeno “caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico”. Esso può manifestarsi anche attraverso l’uso della tecnologia, oggigiorno accessibile a chiunque, permettendo al bullo di raggiungere la vittima in rete e di perseguitarla in maniera capillare e sistematica: “il cyberbullismo definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, istant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo è quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi”. 

Le statistiche. L’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) rileva che nel 2015 più del 50% degli intervistati tra gli 11 e i 17 anni riferisce di essere rimasto vittima, negli ultimi 12 mesi, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte dei coetanei. Il 19,8% dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese: in circa la metà di questi casi l’episodio riportato si è ripetuto una o più volte a settimana. Le ragazze sono più spesso vittime di atti di bullismo rispetto ai ragazzi, a cadenza sporadica (55% delle giovani intervistate), mensile (20,9%),  settimanale (9,9%). Sembra inoltre che il fenomeno sia generalmente più diffuso al nord Italia e nelle zone più disagiate del paese (in termini di tasso di criminalità, inquinamento, mobilità e decoro urbano). Il cyberbullismo colpisce più spesso chi è già stato vittima di atti di bullismo in altri contesti di vita (circa l’88%), con una probabilità maggiore tra le ragazze e i più giovani. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado i ragazzi stranieri intervistati riportano di aver subito il 17% in più di episodi offensivi rispetto a quanto registrato nel gruppo di controllo di studenti italiani. 

Quali sono le differenze tra bullismo e cyberbullismo?

  • Il fenomeno del bullismo coinvolge solo gli studenti della classe e/o dell’Istituto scolastico; il cyberbullismo può coinvolgere ragazzi e adulti di tutto il mondo.
  • In genere i bulli sono compagni di classe, conosciuti dalla vittima; i cyberbulli agiscono nell’anonimato o possono richiedere la partecipazione di altri “amici” anonimi.
  • Gli atti di bullismo sono circoscritti all’ambiente scolastico e avvengono durante l’orario scolastico e/o nel tragitto casa-scuola, scuola-casa; il materiale utilizzato per azioni di cyberbullismo può essere diffuso facilmente in tutto il mondo in ogni momento della giornata con un’ampia libertà di azione on line da parte del cyberbullo.
  • Il bisogno del bullo è quello di dominare nelle relazioni interpersonali attraverso un contatto diretto con la vittima; il cyberbullo, grazie alla tecnologia, si percepisce invisibile e non in contatto diretto con le sue azioni. 
  • La vittima di bullismo può reagire; nel cyberbullismo ciò non è possibile. Il bullo tende a deresponsabilizzare le proprie azioni violente portandole su un piano scherzoso; il cyberbullo, invece,  può attribuirle al suo alter-ego social.

cyber bullying concept. people using notebook computer laptop for social media interactions with notification icons of hate speech and mean comment in social network

Quali sono i fattori di rischio per il BULLISMO? 

Precisiamo innanzitutto che i fattori di rischio non hanno un valore di per sé causale, poiché più aspetti concorrono ad aumentare la probabilità che si verifichino comportamenti violenti e aggressivi. In generale, è opportuno tenere conto sia di fattori personali che ambientali, i quali possono interagire in vari modi anche a seconda della particolare fase di vita che si attraversa.

FATTORI DI RISCHIO INDIVIDUALI

  • Temperamento. Si tratta di caratteristiche che espongono al rischio di condotte aggressive e disregolate per via di una soglia di attivazione molto bassa e di elevata reattività, unitamente ad una tendenza a sperimentare rabbia e frustrazione. 
  • Incapacità di riconoscere gli stati emotivi propri e altrui, che si traduce nella difficoltà di autoregolazione degli affetti, piattezza emotiva, assenza di empatia verso la vittima. Rientrano in questa casistica i soggetti con deficit frontali, che mostrano gravi difficoltà nella regolazione del comportamento e dell’impulsività.
  • Difficoltà comunicative e/o linguistiche, che possono compromettere la possibilità di descrivere e condividere il proprio punto di vista ed il vissuto emotivo ad esso collegato.
  • Stile di attribuzione esterno. Il bullo tende a leggere le situazioni sociali e i comportamenti altrui attribuendo loro un significato distorto, per cui interpretano le parole e i gesti di compagni o insegnanti come attacchi personali o minacce. In tal senso, la propria condotta aggressiva viene giustificata dal bullo come risposta di difesa alla provocazione ricevuta dall’altro, mantenendo così un’immagine di sé positiva.
  • Scarso senso di autoefficacia personale. Spesso il bullo è uno studente che ha collezionato una serie di insuccessi, che nutre una bassa autostima e che non ha avuto esperienze soddisfacenti in contesti per lui significativi.

FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI

  • Contesti di vita e modelli aggressivi. L’esposizione reiterata a condotte aggressive può comportare un lento ma inesorabile processo di normalizzazione della violenza associato a una sorta di desensibilizzazione emotiva, fattori che possono condurre all’imitazione di comportamenti di questo tipo.
  • Stile educativo. Un atteggiamento educativo genitoriale rigido, volto coercitivamente alla disciplina o incoerente può incidere negativamente sulla percezione del senso delle regole e del rispetto altrui.
  • Abuso fisico o psicologico. Si tratta di un grave fattore di rischio che espone il soggetto allo sviluppo di problematiche emotive e relazionali.
  • Incoerenza educativa tra le principali agenzie educative, scuola e famiglia, che  appaiono essere sempre meno capaci di interagire efficacemente e di offrire modelli autorevoli e condivisi.

Quali sono i fattori di rischio di VITTIMIZZAZIONE?

Anche in questo caso si parla di fattori individuali e ambientali, in interazione complessa tra loro.

FATTORI DI RISCHIO INDIVIDUALI

  • Isolamento sociale. I ragazzi soli, isolati o esclusi dai loro compagni, sono maggiormente esposti al rischio di essere bullizzati.
  • Bassa autostima. Le vittime dei bulli sono spesso soggetti fragili dal punto di vista relazionale, insicuri e incapaci di difendersi o chiedere aiuto. Possono anche paradossalmente accettare o cercare la vicinanza del bullo per tentare di assumere un ruolo all’interno del gruppo di pari.
  • Difficoltà emotive. I ragazzi che presentano disturbi emotivi o difficoltà di autoregolazione e instabilità affettiva sono più a rischio di essere vittimizzati.

FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI

  • Relazioni significative insicure e iperprotettività. Stili di attaccamento insicuri sperimentati con le figure significative contribuiscono a strutturare schemi di relazione in cui ci si percepisce fragili e poco autonomi. Un atteggiamento genitoriale eccessivamente protettivo può incidere sull’efficacia personale e interpersonale, limitando la capacità di risposta autonoma di difesa rispetto ad attacchi o tentativi di aggressione.
  • Gestione inefficace della classe. Il mancato o inadeguato monitoraggio delle dinamiche tra gli alunni da parte degli insegnanti può aumentare il rischio di vittimizzazione: è indispensabile intervenire immediatamente laddove si ravvisino criticità per impedire che i ruoli di bullo e vittima si strutturino, legittimandosi anche a causa del mancato intervento dell’adulto.

sad young boy sitting on the floor with text stop bullying written with chalk on chalkboard. social problems of humanity

E quali sono invece i FATTORI DI PROTEZIONE? 

L’impatto esercitato dai fattori di rischio è mediato dai fattori di protezione, ossia da quei fattori che riducono la probabilità che si verifichino comportamenti problematici.

  • L’autoregolazione emotiva, in particolare la capacità dei soggetti di riconoscere, denominare e discriminare i propri stati d’animo, anche di fronte a possibili forme di prevaricazione, diminuisce notevolmente il rischio di bullismo.
  • Il controllo inibitorio sui propri comportamenti consente di limitare e ridurre le proprie condotte aggressive e  disregolate.
  • La rete sociale, il far parte di un tessuto sociale ricco e il più possibile differenziato (scuola, famiglia, gruppo scout, ecc) è uno dei fattori protettivi principali per limitare le condotte aggressive.
  • L’attivazione di interventi educativi immediati, coerenti ed efficaci da parte della scuola e della famiglia limita la crescita esponenziale dei comportamenti problematici e diminuisce il rischio di bullismo, evitando che si cristallizzino ruoli e identità specifiche.
  • La politica scolastica antibullismo veicola il messaggio che l’agenzia scolastica possiede gli strumenti necessari per riconoscere, gestire e contrastare efficacemente e tempestivamente il bullismo. Inoltre la scuola mostra, con la sua politica, di avere tolleranza zero nei confronti dei bulli e se da un lato scoraggia il bullo nell’attuare la sua condotta, dall’altro incoraggia la vittima a richiedere tempestivamente l’aiuto di un adulto.

I possibili INTERVENTI nei CONTESTI SCOLASTICI

Il bullismo e il cyberbullismo vanno limitati sia con azioni di contrasto che con azioni preventive, che tengano conto delle specifiche caratteristiche con cui il fenomeno si presenta in base al contesto e alla  sua evoluzione temporale. 

L’intervento dello psicologo scolastico può dunque, a seconda dello scopo (contrasto o prevenzione), tradursi in azioni mirate alla riduzione dei comportamenti aggressivi, oltre che all’intervento sulla qualità delle relazioni e sulla costruzione dell’identità, dei ruoli di tutti i protagonisti coinvolti (bullo, vittima, complici e spettatori) e del contesto, attraverso un’azione sinergica e condivisa con le diverse agenzie di socializzazione primaria. 

L’intervento deve essere tempestivo e precoce. In particolare sarebbe auspicabile svolgere, fin dalla scuola dell’infanzia, un lavoro preventivo che rinforzi i fattori protettivi, cioè quelle variabili che proteggono i bambini dal rischio di vittimizzazione. Nello specifico la conoscenza dei fattori protettivi e la conoscenza degli indicatori di una possibile evoluzione problematica delle condotte aggressive dovrebbero diventare l’obiettivo prioritario di una politica educativa antibullismo e cyberbullismo.

Quali sono gli indicatori di una possibile evoluzione problematica?

Gli indicatori che tutti gli adulti di riferimento (insegnanti, genitori, il personale non docente a scuola, ecc…) possono osservare variano a seconda dello stadio evolutivo in cui ci troviamo:

STADIO 1. Atto aggressivo: assenza di emozioni sia durante che dopo l’atto aggressivo, aggressività verbale e fisica diretta verso l’adulto, minore controllo inibitorio e pervasività dei comportamenti aggressivi, che si estendono in altri ambiti della vita quotidiana.

STADIO 2. Condotta aggressiva stabilizzata: significativa diminuzione delle condotte adeguate, aumento significativo della pervasività e ripetitività degli atti aggressivi, prime rudimentali forme di pianificazione della condotta aggressiva e comparsa di forme psicologiche di aggressività (come la manipolazione o l’esclusione sociale).

STADIO 3. Relazione aggressiva: presenza di atti aggressivi diretti sempre verso una stessa vittima, presenza di forme più raffinate di pianificazione della condotta aggressiva (scelta del momento, del luogo ecc…), assenza di qualsiasi coinvolgimento emotivo rispetto alle proprie azioni e compresenza di altri comportamenti devianti come abuso di sostanze.

La rilevazione di questi indicatori dovrebbe indirizzare e strutturare l’intervento del docente in classe con il supporto dello psicologo scolastico, traducendosi in diversi obiettivi, quali:

OBIETTIVI STADIO 1. Potenziare le abilità relazionali del singolo in relazione al gruppo classe e rinforzare i comportamenti positivi; individuare i fattori scatenanti l’attivazione del ragazzo e, laddove possibile, rimuoverli. In questa fase è indicato l’utilizzo della educazione socio-affettiva, di cui abbiamo parlato diffusamente nel nostro e-book, e interventi preventivi di educazione all’uso corretto dei social network.

OBIETTIVI STADIO 2. Capire quale sia la funzione della condotta aggressiva e proporre condotte alternative ad essa, intervenendo direttamente anche sulle dinamiche gruppali che si instaurano in classe. È indicato proporre attività psicoeducative attraverso l’utilizzo del circle time e del role playing.

OBIETTIVI STADIO 3. Ridefinire le identità di bullo/vittima/spettatore attraverso attività di gruppo e giochi didattici da organizzare secondo le regole della peer education.

Accanto a questi interventi resta indispensabile il coinvolgimento dell’insegnante attraverso attività formative inerenti il tema, come anche la presenza di uno spazio di ascolto in cui i segnali possano essere accolti e riconosciuti, nonché un monitoraggio del gruppo classe per valutarne il clima di benessere e l’effetto degli interventi applicati. 

Rispetto al cyberbullismo, è necessario che docenti e genitori siano a conoscenza del funzionamento della rete, dei social network in particolare, e del significato del loro utilizzo da parte dei ragazzi, nonché delle possibili conseguenze psicologiche (e non solo) che determinano nella vita reale. 

 

Dott.ssa Graziana Marra & Dott.ssa Paola Taddei

 

Sitografia

https://www.noisiamopari.it/site/it/giornata-nazionale-contro-il-bullismo-e-cyberbullismo/

https://www.miur.gov.it/bullismo-e-cyberbullismo 

Bibliografia

Fedeli & C. Munaro (2019). Bullismo e Cyberbullismo. Come intervenire nei contesti scolastici. Giunti EDU, Firenze.

ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) (2019). Indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo. Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Roma.

Salmivalli & Poskiparta (2012). Making bullying prevention a priority in Finnish schools: The KiVa antibullying program. New Directions for Youth Development n. 133, 41-53.

Normativa di riferimento

Direttiva Ministeriale n. 16 del 5 febbraio 2007 – Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo

Direttiva Ministeriale del 15 marzo 2007 – Linee di indirizzo utilizzo telefoni cellulari

LEGGE 29 maggio 2017, n. 71, Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.

Video di sensibilizzazione

#PARLIAMONE: https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2019/02/14/bullismo-e-cyberbullismo-parliamone/

MAI PIU’ UN BANCO VUOTO: https://www.youtube.com/watch?v=RX2waGQITOs

UN NODO BLU https://www.youtube.com/watch?v=IAZWc543V40

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